L'idiot@

“All’improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all’oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente. La sua mente e il suo cuore s’inondavano di luce straordinaria. Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui cominciava l’attacco.” L’ idiota, Dostoevskij

L’Uovo Cosmico gennaio 4, 2012

Filed under: Uncategorized — fantasia972 @ 1:17 pm
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“Forse tutto ha inizio dalla fine.” George sorrise guardando sua madre e in quelle parole entrambi chiusero gli occhi. La luce li avvolse e li attraversò, senza chiedere permesso. Fu un istante, oppure al contrario un’eternità, come il tendersi lento di un gigantesco elastico sul quale era impressa tutta la loro esistenza vissuta fino a quel momento. Attimo dopo attimo. George e sua madre avevano abitato nel tempo senza tempo e nello spazio senza spazio; sospesi nel buio infinito avevano trascorso i loro giorni all’interno della FLRW: una navicella spaziale, un minuscolo uovo, la loro casa. Quando George era piccolo non si stancava di porre a sua madre innumerevoli domande: Come ci erano arrivati lì? Da dove venivano? Perché erano soli? La donna, allora, rispondeva nell’unico modo possibile: il silenzio; ma un silenzio buono, il silenzio di un mondo privo di suoni e rumori. George sapeva che quel silenzio non era dettato dalla cattiveria indifferente di chi vuole nascondere la verità, o dall’egoismo di chi non vuole condividere un sapere; il silenzio buono, per lui, era una sorta di oblio dolce che valeva quanto o di più delle poche parole che servivano per dire Io non lo so. E in quell’assenza di parole inutili George e sua madre avevano imparato ad accettare il fato, rassegnandosi a vivere soli e sperduti nel nulla che circondava l’Uovo Cosmico. Crescendo, il ragazzo aveva ben compreso che niente aveva più importanza delle uova. Tra le pareti della loro casa, strati e strati di un materiale indefinito e vitale, la donna non si stancava di ripetere al piccolo George quanto fossero importanti. “Rispettale” diceva, “impara a conoscerle. E non brontolare quando a pranzo o a cena, o per la merenda mi vedi arrivare con le uova”. Poi sorrideva e lo abbracciava. Tutto dipendeva dalle uova. La navicella nella quale vivevano, il cibo, i colori che potevano conoscere e vedere; tutto era solo giallo o bianco. O trasparente come l’albume. E tutto aveva forma d’uovo: tavolo, letti, suppellettili, utensili. Persino George, a poco a poco, man mano che cresceva, prendeva sempre più le sembianze e i colori di un uovo: la testa un bellissimo ovale dai capelli giallo arancio, gli occhi a forma di uovo. E se il resto del suo corpo non aveva la forma di un uovo, le sue mani e sue mani sapevano disegnare e dipingere uova perfette, stessa abilità che avevano anche i piedi. Quando la mamma non era impegnata in cucina o nelle faccende di casa, triturava finemente i gusci delle uova e ne faceva una sabbia speciale che George correva a depositare nel giardino interno dell’uovo navicella. Così, quando il ragazzo non aveva nulla da fare, per non annoiarsi si divertiva a tracciare con i piedi linee curve che congiungendosi formavano un uovo.

“Sei bravissimo, George! Tuo padre ne sarebbe orgoglioso!” gli diceva sua madre. E si abbracciavano forte come se con quella stretta volessero legare per sempre il ricordo di quell’uomo che aveva vissuto con loro, prima che la sorte giungesse a prenderlo per portarlo via, al di fuori dell’Uovo Cosmico, in quel nulla senza fine.

“Mamma, ma perché papà è andato via?”, chiese un giorno George a sua madre.

“Figlio mio, lui era molto vecchio” poi abbassò il capo, racchiuse le mani sul grembo tenendo strette quelle del figlio, lo guardò dritto negli occhi e proseguì dicendo: “Prima o poi toccherà anche a me, per questo non appena sarai pronto dovrò insegnarti tutto della stanza centrale.”

La stanza centrale, il nucleo stesso dell’Uovo Cosmico. Qui, a differenza delle altre parti in cui le forme erano ovoidali, tutto era perfettamente rotondo e giallo. Proprio come un tuorlo, e infatti di questo si trattava, di un grande tuorlo solidificato. In quella stanza si svolgeva gran parte della vita quotidiana, dedicata alla preparazione delle uova. Una sorta di cucina altamente tecnologica con una strumentazione fatta di piani di cottura, timer e termometri che monitoravano la temperatura. La regola principale era che mai, durante la preparazione dell’uovo sodo, si sarebbe dovuta superare la soglia dei sette minuti di cottura.

“Mamma che cosa potrebbe accadere se non si rispetta quella soglia?” chiedeva spesso George.

“Non dirlo nemmeno per scherzo, George! Sarebbe la fine!”

“Ma io non ho capito, la fine di cosa? E poi cosa significa fine?” Io non lo so, rispondeva con il familiare silenzio la donna, chinando il capo e lasciando che il buio ancora una volta li avvolgesse. E gli anni passavano; George imparava tutto quello che c’era da imparare sulla preparazione e sulla cottura delle uova, fino a quando la mamma capì che era pronto per l’uovo sodo. “Prima di ogni altra cosa bisogna accertarsi che le uova siano fresche. È facile verificarlo, basta immergerle nell’acqua fredda. Devi sapere, ragazzo mio, che se l’uovo non è fresco al suo interno si forma una piccola camera d’aria che lo fa galleggiare; quando va a fondo abbiamo la certezza che l’uovo sia fresco. Verificato questo, possiamo passare alla fase di cottura. Immergiamo l’uovo nel tegame colmo d’acqua e aggiungiamo un pizzico di sale…” George guardava e seguiva con attenzione le spiegazioni di sua madre ripetendo, di volta in volta, tutte le parole che scandivano le diverse fasi. “Il sale, che strano aggiungere il sale all’uovo con il guscio”, pensava tra sé per non disturbare la mamma che però era sempre pronta a fornirgli le giuste spiegazioni. “Il sale, ovviamente, non serve per dar sapore, non potrebbe passare perché c’è il guscio che protegge l’uovo; il sale serve per far aumentare la pressione dell’acqua e far sì che non si rompa durante l’ebollizione. George, questo punto è davvero molto importante, tutto dipende dal sale e dal tempo di cottura. Se non stai attento a questo potrebbe davvero essere la fine”. Sempre quella parola: fine. Ma fine di cosa? Come poteva esserci una fine se in quel luogo non c’era mai stato un inizio? E anche quella parola, cosa significava? Gli anni passarono veloci, George divenne bravissimo a preparare le uova sode e sua madre era davvero orgogliosa di suo figlio fino a quel momento: la fine dell’inizio. La madre gli aveva finalmente spiegato, un giorno, di alfa e omega. Lui per tutto il tempo aveva annuito per non deluderla, ma in cuor suo non aveva compreso appieno il significato di quelle nuove parole, che invece di risposte generavano altre domande.

Erano stati giorni intensi quegli ultimi per George, le domande che non comprendeva erano diventate punture; era come se costantemente un becco di una gallina lo pizzicasse sempre. Non ne poteva più di sentire quel pizzicore e niente poteva alleviare il suo malessere. Si avviò nella stanza centrale, come sempre faceva ormai da diverso tempo, riempì d’acqua una scodella ovale e vi immerse le uova. “Cosa significa fine? E omega? E alfa?!” Le domande, anzi le punture lo beccarono da ogni dove, e catturarono tutta la sua attenzione; George dimenticò di mettere il sale nell’acqua. Poi meccanicamente tirò fuori l’uovo dalla bacinella e lo passò nella pentola per cuocerlo. “Sette minuti, non superare mai quella soglia”, era la seconda regola fondamentale. “Alfa e omega… Il tempo, cos’è il tempo?” altra beccata improvvisa a rapirlo, a portarlo in un’altra dimensione, lontano da se stesso: uno, due, tre… sette, otto, nove minuti. L’uovo nel tegame cominciò a saltare; dal guscio, pieno di crepe, uscì una materia biancastra e molliccia; la temperatura dell’acqua aveva superato i livelli consentiti. Poi lo scoppio dell’uovo nella pentola, l’acqua schizzò tutt’intorno, colpendolo sul volto e sulle mani. Il tegame saltò in aria e una vampata di fiamme avvolse la stanza centrale. Le sirene antincendio presero a suonare, la madre di George corse, aprì la porta ma una violenta fiammata la investì, gettandola a terra di fianco al figlio. Intorno a loro tutto bruciava ed esplodeva in un alternarsi di colori e boati. Il guscio della navicella cominciò anch’esso a spaccarsi per l’aumento della temperatura. Lingue di fiamma danzarono timide nel vuoto. Il fumo denso e nero cominciò a venir fuori dalla FLRW, fino a quando la navicella esplose del tutto: BANG, e fu il primo rumore nato nello spazio senza spazio. George guardò sua madre, e con un filo di voce, le disse: “Forse tutto ha inizio dalla fine”. Lei annuì e sorrise. Si tennero per mano e insieme soffiarono il loro ultimo respiro. L’aria uscita dalle labbra inerti sprigionò una tempesta di vento caldo, mentre in quel preciso istante un bagliore intenso accendeva per la prima volta, e per sempre, il buio.

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15 Responses to “L’Uovo Cosmico”

  1. Ho bisogno del tuo url!
    sandraoale@gmail.com
    Un abbraccio 🙂

  2. Ok!
    Domani vengo a leggere 🙂

  3. Uffi!
    Moderi come Brumbru?

  4. fantasia972 Says:

    @ Anne mi devi spiegare che intendi per url, non è l’indirizzo del blog?
    Poi la moderazione non piace nemmeno a me, ma mi fanno paura gli anonimi non vorrei di nuovo cadere in vecchi errori del passato; immagino che anche qui ci sia un modo per rendere libero agli utenti, ma devo ancora capire come diavolo funziona. un bacione e che bello ritrovarsi, doveva esplodere splendor per farci tornare la voglia di…. (almeno a me!)
    Che scema sono!

  5. artemidoro Says:

    Oh povero me ne ho appena magiati due al tegamino e non ho fatto neppure la prova del galleggiamento e non ho chiesto se erano cosmiche o no, e adesso? Non mi resta che aspettare la profezia dei Maja. E’ proprio vero non è Majia troppo tardi.

  6. E’ tutto ok: ti ho linkata.
    Su Splinder era più facile…

  7. fantasia972 Says:

    Ale decisamente su splinder era più facile! 🙂

  8. brum Says:

    Certo che hai un nick e te ne servi. Quando c’è da scrivere racconti fantastici sei brava come poche.

  9. fantasia972 Says:

    @BRUM
    A dirla tutta questo racconto ha ben poco di fantastico. E’ nato seguendo una pista ben precisa e leggendo tra le righe si possono trovare elementi radicati nel mondo razionale delle scienze! Il nome della navicella, per esempio, è l’insieme delle iniziali degli scienziati che hanno “lavorato” alla teoria del big bang. Io ho solo assemblato diversi elementi.

  10. brum Says:

    E vabbè… tutti noi in qualunque cosa facciamo… assembliamo elementi, il più delle volte facenti parte della memorie e delle conoscenze. Ma c’è modo e modo…. no?

  11. fantasia972 Says:

    @ Brum
    Già c’è modo e modo… 🙂 Grazie!

    @Ale
    Grazie, cara!

  12. quellidel54 Says:

    Splendida metafora della vita.


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