L'idiot@

“All’improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all’oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente. La sua mente e il suo cuore s’inondavano di luce straordinaria. Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui cominciava l’attacco.” L’ idiota, Dostoevskij

Nella casa delle farfalle 5 gennaio 25, 2012

Gli esercizi di povertà continuarono per diversi anni migliorando man mano che mi allenavo con impegno e dedizione. Arrivai a pensare che una bambina povera e senza casa deve essere anche buona. Era un binomio di assoluta perfezione che persino il più indaffarato soccorritore di bambini poveri non poteva ignorare: il buon Gesù l’avrebbe presa a cuore e chissà, magari, qualcosa l’avrebbe davvero fatta per aiutare la poveretta. L’idea di rivolgermi a qualcuno di così potente, forse, fu influenzata da una vecchia zia che viveva con mia nonna paterna. Ziamia, così si chiamava. Mi piaceva quel suo nome, me la faceva sentire mia. E credo che piacesse molto anche lei sentirsi chiamare così.

E’ buffo, ho quarant’anni e dovrei chiedere ai miei genitori il nome di quella zia, perché non lo conosco; la chiamavano tutti Ziamia.

Era piccina di statura, aveva dei modi gentili che sapevano conquistarmi e poi era in sintonia con la mia galoppante fantasia. Quando andavo a trovarla mi accoglieva con sorrisi buoni, poi mi guardava e mi chiedeva di recitare a occhi chiusi una preghiera per l’enorme Gesù col cuore in mano raffigurato in un quadro e sistemato su una sorta di altarino in alto, all’angolo della stanza da giorno. Si raccomandava che la mia preghiera fosse silenziosa, a mani giunte e a occhi chiusi. Io ubbidivo.

Ma perché hai il cuore in mano? Non ti fa male?, gli domandavo.

Non lo so, non so se quella potesse essere una preghiera, ma il fatto che quel Gesù tenesse il cuore, il suo cuore in mano, mi faceva impressione. Temevo soprattutto per lui, che sentisse dolore, che soffrisse, e non mi sapevo spiegare perché non chiedesse aiuto domandando a qualcuno di rimetterlo dentro, il suo cuore. Poi pensavo alle mani che avrebbero dovuto prendergli il cuore per rimetterlo a posto, scuotevo la testa come per cancellare quell’immagine di mani enormi e sanguinanti che facevano spazio nel petto del Cristo e proseguivo la mia preghiera silenziosa.

Le mani dei grandi sono troppo grandi e tu senti più male, per questo non vuoi chiedere aiuto; c’è bisogno, forse, di una mano piccola come questa. Se vuoi, Gesù, posso prestarti la mia mano.

Terminavo con il “Così sia”, solo quello era a voce alta e mi serviva a far capire alla vecchia zia che avevo finito la preghiera. In quel preciso momento sentivo “tac” sul pavimento. Aprivo gli occhi e lì per terra, accanto ai miei piedi, c’era una caramella. La tenda alla finestra si muoveva leggermente come spostata da un alito di vento, Ziamia vicino alla tenda. Mi piegavo a raccogliere la caramella, mentre il sorriso della vecchia zia confermava che ero davvero una brava bambina: la caramella era il premio per la mia bontà. Gesù con il cuore in mano aveva gradito la mia preghiera. Io contenta scartavo la caramella e la mangiavo. Poi davo un abbraccio alla mia Ziamia e, questa volta, la caramella era lei a darmela prendendola dalla tasca del grembiule.

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23 Responses to “Nella casa delle farfalle 5”

  1. brum Says:

    Un modo “antico” di insegnare le cose… chissà cosa ne direbbero ora gli psicologi. Certo che, vedendo come vanno le cose, a volte viene da chiedersi se non fossero migliori quelli.

    • fantasia972 Says:

      Io sono naturalmente attratta dal mondo “antico”, fin da bambina. Mi incantavo a osservare i volti degli anziani, e mi incantano anche oggi. Trovo le rughe bellissime e immagino, in quelle, infinite storie e mi piacciono perché so che quelle sono storie vere.

  2. ecco e adesso mi è scesa una lacrima e te lo dico davvero con il cuore in mano!!
    ti prego dammi una caramella ne ho bisogno!!
    un abbraccio da stritolo solo per te!!!

  3. brum Says:

    Stlonza… hai fatto piangere la Marghetti. Mò me tocca a me inventare qualche str….anezza per farla di nuovo ridere…
    No, meglio di no… altrimenti non la finisce più e vien giù il blog…

  4. adoro le gommose alla frutta ma non le succhio io le mordo subito:)
    non resisto una volta sciolto lo zucchero…gnam :))
    sulla str…anezza ho già riso sallo caro Brum:)

  5. keypaxx Says:

    Mi hai fatto tornare alla mente un bel brano di Lucio Dalla che fa più o meno così:
    “prendere in mano il
    tuo piccolo cuore
    tenerlo lontano
    dal bene e dal male
    ma cuore di Gesu’
    come batte forte
    non si ferma piu’.”
    La caramella invece, simbolo e balocco di bimbi, carezza con efficacia la chiusa del tuo nuovo episodio.
    Un sorriso per la serata.
    ^_____^

  6. in questa casa si fanno le rime si mangiano le caramelle ci si fanno le coccole miciose e quindi sappi cara Barbara che non me ne vado più:)

  7. quellidel54 Says:

    Ho seguito dall’inizio questo racconto.
    Dire che é strepitoso, per la delicatezza delle immagini e la cura dei particolare é rendere a mezzo quello che é il racconto.
    Un vero caleidoscopio di sentimenti. di ricordi, di emozioni.
    Le caramelle te le dovrò portare io, anziché chiederne a te. 🙂

  8. Splendido!
    Attendo notizie…

  9. keypaxx Says:

    Ti lascio un sorriso con l’augurio di trascorrere un sereno e intenso fine settimana.
    ^____^

  10. Bel post scritto con molta bilità.
    Complimenti


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