L'idiot@

“All’improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all’oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente. La sua mente e il suo cuore s’inondavano di luce straordinaria. Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui cominciava l’attacco.” L’ idiota, Dostoevskij

NELLA CASA DELLE FARFALLE 7 febbraio 22, 2012

Ci sono giorni in cui l’unica cosa che faccio è muovere passi nel giardino di casa. Sono i giorni del silenzio. Sono i giorni dal tempo lento. Sono i giorni in pausa, quelli dei pensieri vuoti, quelli in cui tocco le piante con le spine perché simili a tutti i punti di domanda che, con il loro pizzicare, mi fanno sanguinare la testa; è lì dentro che crescono, nelle zolle di terra grigiastre, tra i vecchi rovi e se provi a metterci dentro la mano, per tirarli via, puoi solo urlare ed è così che smettono di essere i giorni del silenzio.

Nel giardino accadono sempre tante cose diverse; il giardino non è solo il posto della casa adibito e arredato per i sorrisi; è anche il luogo degli angoli nascosti, dove la polvere e le foglie secche trovano posto e vi restano per tanto tempo poiché la scopa fatica ad arrivare fin lì. Negli angoli nascosti, quando il vento soffia forte, si formano mulinelli di gemme cadute dalle piante che non hanno trovato la forza di sbocciare; gemme deboli, fragili…

Era proprio tra quei germogli quando lo vidi, il bruco, vomitare la sua seta, si lasciava soffocare e imprigionare fino a morire nel suo stesso bozzolo.

Lo raccolsi e lo conservai nella tasca del vestitino verde della mia bambola, tra i sassolini che raccoglievo sulla spiaggia e le caramelle premio che ricevevo. Non ricordo perché pensai di custodirlo; ricordo, però, che lo tirai fuori dalla tasca magica e lo posi sulla tomba del signore con i lunghi baffi, sui piedi della statua di gesso che raffigurava Gesù la terza volta che giocai con Lui. Ogni volta che andavo al cimitero mi fermavo, pochi minuti, vicino alla tomba del nonno; poi mi piaceva esplorare e mi allontanavo dalle donne della mia famiglia indaffarate nelle pulizie del tomba stessa. Perlustrando il cimitero scoprii quella tomba. Era lì che mi venivano a riprendere quando, poi, dovevamo tornare a casa. Mi sedevo sul marmo e giocavo a un gioco di mente con la statua. Il gesso bianco e immobile all’improvviso cambiava: il rosso andava a vestire il mantello di Gesù, il marrone i suoi lunghi capelli e la barba, il rosa tenue il volto e le mani con i palmi aperti all’altezza della lunga tunica celeste. E poi la bocca diventava viva e si muoveva distendendosi in sorrisi.

Gesù mi sorride!, affermai convinta quando mi sentii osservare da mia madre. Uno schiaffo la sua risposta secca.

Smettila di prenderlo in giro con tutte quelle smorfie!, non erano smorfie le mie; ricambiavo i sorrisi che la statua sapeva donarmi. Gli sorridevo perché era lui a chiedermi di farlo, gli piacevano e li voleva. Mi piacciono, mi riscaldano, era quello che mi diceva durante il nostro gioco di mente. Aveva freddo, io lo sapevo perché me l’aveva detto. Fu per questo motivo che posai il bozzolo ai suoi piedi; somigliava a una sciarpa e avrebbe potuto riscaldaglieli. I suoi piedi erano nudi. Quella era l’unica parte del corpo di gesso che, durante il nostro gioco, restava bianca, ferma, immobile; non cambiava mai, non si colorava di nessun colore.

Guardai Stregonzi e lei mi guardò; misi la mia mano nella tasca del suo abito presi il bozzolo e lo adagiai sui piedi della statua.

Il bruco sciarpa, il bruco fascia, il bruco stola, il bruco fusciacca; il bruco ingordo che aveva mangiato troppe foglie, rovinandole; il bruco sofferente che aveva vomitato tutta la sua seta fino a morire;  il bruco strisciante che aveva respirato polvere e fango; il bruco, il piccolo bruco peloso e brutto, nascosto nell’angolo del giardino tra foglie secche e aborti di fiori adesso aveva un amico.

Mi prese per il braccio, il volto severo di rimprovero. Andiamo!, la voce greve di mia madre. Andando via mi girai per l’ultimo sorriso, quel giorno superò se stesso: Gesù mi fece l’occhiolino.

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18 Responses to “NELLA CASA DELLE FARFALLE 7”

  1. Finalmente!
    Anche se ho faticato un po’. Sai che vermi e scarafaggi mi disgustano…
    Ciò, tuttavia, nulla toglie alla tua bravura.
    Besos ^^

    • fantasia972 Says:

      Il tuo finalmente mi ha fatto sorridere e mi anche dato un benessere che non immagini!
      Sono stati giorni pesanti, faticosi… ancora oggi mi porto dietro qualche strascico, ma lo prometto: presto dal “bozzolo” verrà fuori una splendida farfalla!
      Grazie, baci!

  2. la seta è liscia scivola sulla pelle e pensare che nasce tutto da un “insetto”…trovo stupenda e allo stesso tempo drammatica la visione del bruco…però la cosa più bella quella che mi catturato ed emozionato è:
    l’occhiolino di Gesù!!
    brava mi mancavi tantissimo!!!
    tvb

    • fantasia972 Says:

      Monì è pura magia quella del bruco!

      “Anima mia che metti le ali
      e sei un bruco possente
      ti fa meno male l’oblio
      che questo cerchio di velo.
      E se diventi farfalla
      nessuno pensa più
      a ciò che è stato
      quando strisciavi per terra
      e non volevi le ali”
      Alda Merini

      L’occhiolino finale ho voluto metterlo perché così poi mi sembrava di alleggerire la pesantezza del pezzo… 🙂
      TVB anche io, tanto tanto.

  3. keypaxx Says:

    Beh, dopo il “silenzio” si ricomincia a parlare. Una sana immersione nel sacro e nel profano è quel che ci vuole per ricominciare. Forza, basta farsi un po’ su le maniche… che il resto viene da sè!
    Quattro passi con Stregonzoli a osservar il mutamento dei bruchi è un ottimo inizio.
    Un sorriso per la serata.
    ^_____^

  4. il pezzo intenso che hai scritto risplende della tua luce credimi le mie non sono solo parole e grazie per la Poesia della Signora Merini che adoro!!
    un bacio un sorriso e anche un abbraccio solo per te!!

  5. brum Says:

    Molto bello. Molto, molto molto bello.
    I miei complimenti.

  6. quellidel54 Says:

    Gli occhi dei bambini vedono cose, che noi adulti non ricordiamo o non vogliamo ricordare più.
    Non hanno paura della fantasia e sanno custodirla con cura e amore.
    Sanno attendere la farfalla con pazienza e umiltà e sempre con il sorriso sulle labbra.

  7. keypaxx Says:

    Un sorriso per un sereno fine settimana.
    ^_____^

  8. oggi sento che Gesù ha fatto l’occhiolino anche a me …e il merito è sicuramente il tuo:)
    bacio
    moni


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