L'idiot@

“All’improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all’oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente. La sua mente e il suo cuore s’inondavano di luce straordinaria. Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui cominciava l’attacco.” L’ idiota, Dostoevskij

NEL DESERTO DI TUNDRA marzo 20, 2012

Filed under: Uncategorized — fantasia972 @ 8:19 am
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Erano trascorsi diversi anni da quando, bambini, ci riunivamo a giocare nel cortile. Jarka, Vlad, Toryon, Lorna, Tundra, Rufio… la fantasia certamente non ci mancava. Usavamo pistole, come quelle dei clown che sparano fiori; dalle nostre venivano fuori parole. Giocavamo a spruzzarci di storie fantastiche e, bagnati d’inchiostro magico, venivamo investiti di nuove identità. Il getto che colpiva un ramo, ad esempio, lo trasformava in un braccio forte pronto a donare abbracci, così come quello che investiva Vlad lo trasformava in un mutante… e Toryon diventava Pedant, Rufio il vecchio saggio e Billy, il cane a sei zampe che sapeva cantare. Poi come chicchi di grano fummo lanciati nel campo del mondo dalla mano della vita, disperdendoci. Tundra, mi chiamavano così… dicevano che ero magica. Riuscivo sempre a trovare finali sorprendenti a esistenze desertificate. La mia penna era zampillo d’acqua sorgiva, attingevo all’inchiostro azzurro della mia anima e poi lo riportavo su quei fogli asettici. E tutto diventava vivo, perché il ruscello diventava torrente e poi fiume che correva a congiungersi nel mare. A lui consegnavo le mie parole, liberandole per sempre. Poi tutto è cambiato: mi sono ammalata. In tutti questi anni le cure, i farmaci non sono serviti a scacciare quell’unica amica che mi è rimasta: la depressione. Sono sola in quel deserto. Uno spazio immenso, in cui tutto è sospeso in un continuo e impercettibile movimento. Le dune si spostano cambiando scenari a un paesaggio che nella mia mente si colora sempre di tonalità prive di vita. Su fogli gialli e invecchiati mi distendo, rannicchiandomi con le mani legate. Alzo lo sguardo al cielo, la palla di fuoco s’avvicina. Brucia. Uno dei suoi raggi fruga nella tasca a cercare qualcosa.
(Non sarà certamente una penna)
Tira fuori una sigaretta. L’accende. L’aspira. Poi sorride.
-Uno, due e tre… fuoco!- dice gettandomela addosso.
-Noooooo!- l’urlo improvviso e corale di tutti loro ricomparsi nel mio deserto. Il cane a sei zampe corre verso di me. I miei occhi incontrano quelli di Toryon che sussurra sorridendo: – Te lo dicevo che le soluzioni ai grandi problemi sono sempre a portata di zampa. –
Sorrido: lì sulle mie mani, dove il cane ha alzato la sua sesta zampa per pisciare, è spuntata una penna

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16 Responses to “NEL DESERTO DI TUNDRA”

  1. fantasia972 Says:

    Questo è un racconto che amo particolarmente. nato nel forum di La penna blu, nel topic la palestra di scrittura l’ esercizio consisteva nel creare un finale a un ipotetico racconto o romanzo.
    Durante questo esercizio mi sono trovata improvvisamente in una “sala operatoria” (non riuscivo a svolgerlo) e alla fine in quella sala dolorosa ho capito le motivazioni profonde e solo allora ho potuto scriverlo. Grazie, in particolar modo a te “Toryon” che non ci sei più, ma ne sono certa: da lassù continui a giocare con le parole e a rimproverarmi e poi a sorridermi quando non mi arrendo.

  2. ecco allora non arrenderti e cerca sempre quei sorrisi “lassù”
    bello Barbara dico davvero!

    un abbraccio
    moni

  3. Se ribadisco sorelle, adesso capisci? 🙂
    Molto bello.

  4. arrivo tardissimo spero che la tua penna ora riposi ma non troppo però:)
    un bacionotte
    moni

  5. 🙂 ciao Barbara mi preoccupa il tuo silenzio

    un abbraccione sono qui ricordalo!

    • fantasia972 Says:

      🙂 ciao signora con il cappellino, non preoccuparti sono stata un po’ impicciata… ma oggi è venerdì e i nani non vengono, 3 giorni per poter scrivere 🙂
      baciotto!

  6. ronny Says:

    la descrizione della depressione credo sia la più azzeccata di quante ne ho lette finora. Brava !

    ps E’ una delle situazioni in cui le parole fuggono sulle panchine perdono il senso e agli altri possiamo apparire come se per noi le parole son solo parole (per allacciarmi altro commento)

    ancora brava cmq.

  7. keypaxx Says:

    La penna non smette mai di scrivere. Esattamente come l’ispirazione di ispirare. È giusto che le parole scorrano libere, quasi a lasciar segno su quella sabbia che capeggia all’inizio del tuo post. Perchè le parole hanno l’infinità del mare.
    Un sorriso per un sereno fine settimana.
    ^___^

  8. 🙂 buon sabato ti abbraccio
    moni

  9. simonedejenet Says:

    Ogni volta che ti ritrovo sei cresciuta di vari metri 🙂

  10. ©blu Says:

    grande sensibilità!


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