L'idiot@

“All’improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all’oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente. La sua mente e il suo cuore s’inondavano di luce straordinaria. Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui cominciava l’attacco.” L’ idiota, Dostoevskij

M’AMA, NON M’AMA… marzo 24, 2012

Filed under: Uncategorized — fantasia972 @ 3:01 pm
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Marco stava tornando a casa dopo una giornata di duro lavoro. Con il suo loden impeccabile, la camicia bianca ancora ben stirata, la cravatta esattamente annodata. Come se fosse uscito da casa, anziché dall’ufficio. Ma nel suo cuore c’era un tumulto nero come la pece. Il suo capo, il comm. Bianchini, gli aveva comunicato che aveva due strade davanti a sé: poteva auto-licenziarsi, dando all’azienda la possibilità di retribuirlo con dei bei soldi, diciamo; oppure poteva andare a lavorare nella nuova filiale di Shanghai, dove l’azienda aveva trasferito il suo business, e anche la sua mente, oltre che il cuore. Naturalmente avrebbe potuto licenziarsi. Aveva quasi 60 anni ma era in gamba, avrebbe sicuramente trovato un altro impiego. C’era lavoro per tutti, l’economia cresceva, le tasse erano diminuite. Il governo governava. Lui, Marco, era un dirigente. Uno che dirigeva. La sua vita, un pezzo importante dell’azienda, a volte anche la vita degli altri. Non necessariamente in quest’ordine. Ma non era sicuro che fosse la scelta migliore, perché c’era stato uno sviluppo totalmente inaspettato: si era innamorato. Di una qualsiasi, una che valeva poco più dell’aria che respirava. Se la vedeva davanti ogni giorno (era la sua segretaria), un po’ sciocchina, un po’ remissiva, sempre bonacciona. Comunque bella, abbastanza. Sì, insomma. Buona forse per una scappatella, ma non ci aveva mai provato. Poi, un triste mattino, si era svegliato pensando a lei: “Toh, ma cosa mi sta succedendo? Con tutti i problemi che ho… mah, avrò dormito male.” Gli successe anche il giorno dopo. E quello dopo ancora. Si scoprì a guardarla mentre lavorava, china sul computer. A chiamarla e diventare rosso, come un’adolescente alle prime armi. A pensare a lei. E più si forzava di non pensarci, più ci pensava. E un altro triste mattino, lei non era in ufficio, era in forte ritardo, ebbe una fitta al cuore: “Ma come mai non c’è, come mai è in ritardo, ma che sarà successo mai!” E sentì la sua mancanza. Guardò il vaso di margherite che era lì, sul davanzale, quello che lei bagnava tutte le mattine, quello che lei si era portato dietro da un ufficio all’altro, nei vari trasferimenti. Marco tornò fanciullo. Strappò la margherita più bella, quella che dava un tono a tutto il vaso, la guardò come si guarda un’amica, poi cominciò a interrogarla: “M’ama, o non m’ama? M’ama, o non m’ama?”, mentre accarezzava lievemente tutti i petali bianchi, uno ad uno, con la voglia di strapparli per vedere quale sarebbe stata la risposta.

 

Tanti furono i davanzali che abitai, diversi furono i trasferimenti; non mi importava tanto legarmi e affezionarmi ai luoghi, ciò che desideravo sempre era il suo raggio, la sua luce, il suo calore. Non avrei potuto vivere senza la presenza del sole. Poi giunsi qui, nell’ufficio di Marco. Le cose, per me, cambiarono. Di lui conoscevo bene la sua testa: il colore dei capelli, brizzolati e lisci. E le spalle larghe, sulle quali cadeva la camicia morbida di cotone. La giacca che toglieva non appena si sedeva alla sua scrivania e poggiava sullo schienale della sedia. Il loden, invece, era appeso all’attaccapanni accanto alla borsa, al cappotto e alla sciarpa di lei, la segretaria. Conoscevo bene la voce, mi piaceva ascoltarlo quando rispondeva al telefono, quando parlava di lavoro; a volte rideva e la sua risata riempiva di suoni tutta la stanza e io vibravo: dalla mia vibrazione e dalla sua risata nasceva un canto armonico che chiunque avrebbe potuto percepire, se solo avesse ascoltato con attenzione. Quando si metteva in piedi e camminava avanti e indietro, dettando parole alla sua segreteria che registrava picchiettando sui tasti del computer, muoveva l’aria; accadeva, o mi sembrava che così fosse, che mi sentivo percorrere da una brezza lieve, piacevole, e in quella mi lasciavo dondolare; ad occhi chiusi danzavo con lui. Ed era lui che desideravo, erano le sue dita che sognavo la notte, quando restavo sola al buio; nel silenzio i miei pensieri correvano a lui, desideravo che a sera potessi trovare un’altra abitazione, un altro davanzale: quello della sua casa. E sarei stata disposta persino a rinunciare al sole, per lui; per restargli sempre accanto. Morivo dalla voglia di poterlo guardare negli occhi, da vicino; ambivo alle sue cure e attenzioni. Marco, però, non sembrava accorgersi di me. Fino a quel giorno. Mi si avvicinò, era strano. Persino i suoi capelli mi sembrarono diversi. I suoi occhi erano luminosi e allo stesso tempo velati; come se mille e mille parole e pensieri sostassero nell’iride azzurro. Lì dentro mi ci persi, non capii più nulla. Il cuore cominciò a battermi così forte che le radici, sotto la terra, cominciarono a tremare. Ebbi paura di afflosciarmi su me stessa. Mi guardò attentamente, mi sorrise. Mi accarezzò tutta. Mi strappò ad un tratto dal mio vaso, dalla mia casetta adorata, dalle mie sorelline. Ma in fondo che importava? Ero nelle sue mani, tra le sue dita, davanti al suo viso. Strappata, ma ancora vitale e viva. Sentivo di amarlo ancora di più. Poi, proprio mentre stavo per dirglielo, mi interrogò. “M’ama, non m’ama?” Non parlò con un tu, ma con una terza persona singolare. Non mi amava. Amava lei e chiedeva consiglio a me.

 

Marco guardò la margherita: stava per fare il gesto di strappare i petali, uno ad uno, come faceva da ragazzino. Ma qualcosa lo fermò. Gli venne naturale accarezzarla di nuovo. Guardarla. Ammirarla. Vide una goccia di rugiada proprio al centro della corolla, quasi una lacrima. Una lacrima? Su una margherita? Ma che stava pensando? Aprì velocemente il cassetto della scrivania, estrasse il biglietto aereo, destinazione Shangai. Diede un’ultima occhiata all’ufficio che era stato suo per tanti anni: non aveva rimpianti. Sapeva di poter trovare di meglio. Anche la segretaria di cui si credeva innamorato, in fondo gli aveva fatto capire che lei non si metteva con gli sconfitti, e una relazione a distanza non avrebbe avuto senso. Se per caso lui, Marco, si era fatto delle idee, beh, si era proprio sbagliato. Marco ripensò fugacemente a tutto questo, mentre apriva per l’ultima volta la porta dell’ufficio. Si accorse che aveva ancora la margherita in mano. La riguardò: era bella, meno male che non le aveva strappato i petali. Le spuntò con cura il gambo con una forbice, tagliò una fogliolina secca. Prese dalla sua valigetta porta-documenti la sua agenda personale, la aprì alla prima pagina, infilò la margherita. L’avrebbe portata sempre con sé, ovunque fosse andato, Shanghai e ritorno.

 

Lo sapevo fin dall’inizio che poteva toccarmi quella fine: mano di uomo o donna potevano strapparmi i petali ad uno ad uno, in una lenta tortura, per poi buttarmi via, nuda, lacerata, e poi calpestata. Nessuno riesce a capire che anche noi margherite possiamo amare Ma davvero!, di quell’amore capace di rinunciare a tutto, persino al sole. A me è toccata la sorte migliore: sarò sempre con lui, con l’uomo che amo. Ora sento con precisione che la vita, la mia vita, se ne sta andando. Il sole sparisce velocemente, e le pagine di questa agenda pesante mi si chiudono addosso, ma lui mi ha guardata. Mi ha ripulita, mi ha adagiata dolcemente su questo foglio bianco. Ogni volta che aprirà la sua agenda, ho la certezza che lui mi vedrà, mi guarderà. Persino quando sarò diventata vecchia e aggrinzita e non sarò più bella, fresca e giovane come lo sono adesso: sarò sempre con lui ovunque vada. E lui saprà vedere qui, sul foglio, l’alone giallo che io lascerò sotto di me, come una vecchia signora che non contiene più le sue urine e sporca le candide lenzuola. E io, di lui, conoscerò il grigio e il bianco, potrò ammirare ogni ruga del suo volto e amerò, continuerò ad amare, le sue carezze non più ferme e decise, ma incerte per il tremore della sua mano grinzosa. Cosa avrei potuto chiedere di più, alla mia vita di margherita?

 

Sulla sua scrivania Marco aveva trovato l’agenda del nuovo anno, intonsa, rilegata in pelle. Sfogliò velocemente l’agenda dell’anno appena passato, ormai non gli serviva più. Con tutti i computer, notebook, iphone e ipad, lui amava avere una agenda da sfogliare, su cui scrivere, appunti che poi avrebbe letto. Vide che spuntava dalla prima pagina una vecchia margherita, che si era conservata chissà come e perché, con i suoi colori verdi gialli e bianchi. Non più esattamente nitidi, ma riconoscibili. La prese fra le mani, soffiò via dolcemente una piccola patina di polvere gialla, con delicatezza la mise nel primo foglio della nuova agenda.

La sua nuova giornata di lavoro ebbe inizio così.

 

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41 Responses to “M’AMA, NON M’AMA…”

  1. ©blu Says:

    una lettura che lascia sempre la testa piena di pensieri… scorre bene e lascia sempre spazio alla tua splendida”fantasia”!!!

  2. amava lei…e non me…però nel cuore Marco conserverà “Margherita ”

    mi piace pensare che sia così:)

    ti abbraccio forte e leggerti mi da sempre emozione
    moni

  3. fantasia972 Says:

    Buongiorno! Contenta che vi sia piaciuto.
    🙂

  4. brum Says:

    Seeeeee… non è esattamente il mio genere, ma è molto bello e ben scritto.

  5. fantasia972 Says:

    Facciamo un gioco: vi rivelo che questo racconto nasconde una particolarità. chi sa individuarla? 🙂

  6. Buon inizio settimana cara ….io nei giochi perdo sempre …
    quindi chiedo l’aiutino 🙂

    sai io adoro le agende cartacee ne tengo sempre una piccolina in borsa

  7. stefano re Says:

    Mi è piaciuto.
    Stefano

  8. Barbara adorata sii buona dammi un aiuto:)

  9. fantasia972 Says:

    uhm…. non è propriamente esatto! 🙂

  10. 🙂 sssttt è tardissimo ma non riesco a dormire…
    un bacionotte
    moni

  11. …E alla fine di questa giornata lavorativa …inizierà spero un sereno week end:)
    bacio
    moni

  12. keypaxx Says:

    Potenza e leggerezza. La potenza del rimanere a lungo nei pensieri delle persone, che sanno provare qualcosa, leggerezza nel tratteggiare il sentimento vero, quello in grado di far provare qualcosa.
    Un sorriso per un sereno fine settimana.
    ^___^

  13. fantasia972 Says:

    ok questo commento è per monica che è stata al gioco, aspettavo che qualcun altro provasse a indovinare. Allora la particolarità del racconto sta nel fatto, semplice semplice, che è stato scritto insieme a un mio amico. Praticamente un 4 mani, è stato il primo esperimento con lui che vuol restare anonimo… è timido, il ragazzo! 🙂

  14. e oggi come è iniziata la giornata?
    smuackk mia splendida amica!

    • fantasia972 Says:

      un abbraccio amica mia… ieri la mia giornata è iniziata con un appuntamento speciale: dentista! 🙂
      Oggi la mia giornata è iniziata con una linguetta che tocca e sfiora il dente nuovo! 🙂 evviva, mi hanno ridato la R (questa la si capisce solo legandola al racconto IMPLANTOLOGIA DI UNA ERRE).
      smuack!

  15. 🙂 bene sei come una bimba che ha imparato a dire la RRRRRRRRRRRRR:))
    bacione e abbraccio
    moni

  16. keypaxx Says:

    Tanti auguri per una serena e lieta pasqua.
    ^____^

  17. cara e dolce amica mia lascio qui gli auguri più veri e sinceri per questa Santa Pasqua che sia piena di serenità per te e la tua splendida famiglia

    un abbraccio
    moni

  18. fantasia972 Says:

    Un abbraccio e tanti auguri di Buona Pasqua a tutti voi!

  19. ciao Bimba bella dove sei finita?

  20. beppe Says:

    Buongiorno, mi chiamo Beppe e sono il “ragazzo timido” che ha collaborato con Barbara al racconto “m’ama non m’ama..” Vi ringrazio tutti, per aver letto, apprezzato, commentato….buona giornata


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