L'idiot@

“All’improvviso, in mezzo alla tristezza, alla tenebra e all’oppressione spirituale, appariva un lampo di luce nella sua mente. La sua mente e il suo cuore s’inondavano di luce straordinaria. Ma quei lampi erano soltanto il preludio del momento in cui cominciava l’attacco.” L’ idiota, Dostoevskij

Nella casa delle farfalle 9 aprile 30, 2012

La donna appariva d’improvviso. Non chiudevo gli occhi, impedendomi di dormire, fino a quando non la vedevo prendere forma dinnanzi a me. L’aspettavo ogni notte e, puntale, arrivava. Non ho mai visto il suo corpo, solo la testa che se ne stava sulla parete: tonda e riccioluta, immobile e silenziosa; i suoi occhi si muovevano e somigliavano tanto a delle lancette e, anche per questa ragione, la battezzai Signora Orologia.

Tic, e le palpebre si aprivano; tac, e si chiudevano; tic, guardava a sinistra; tac, e poi a destra; tic, e in alto; tac, e dopo ancora in basso. Tic tac, e il tempo scorreva lento e riempiva la notte scacciando i colori. Non provavo paura e sapevo sentirmi a mio agio in sua compagnia. Tic, tac, tic, tac, e i suoi occhi nei miei. E i suoni e i rumori in quel momento cessavano: gli scricchiolii dei mobili, il vento che parlava attraverso le fessure delle porte e delle finestre; e perfino i cani, per strada, smettevano di abbaiare. Tutto doveva fermarsi. Tutto doveva farsi muto. Mi facevo piccola nel letto, ma le orecchie erano attente, il padiglione pronto ad accoglierlo, il condotto uditivo perfettamente sveglio, il timpano teso come la pelle di un tamburo smanioso di vibrare e poi giungeva, piano come se venisse da lontano, il ticchettio strano di Donna Orologia, il ticchettio del silenzio.

Tic tac tic tac tic tac, e imparavo che ci sono cose che si sentono con gli occhi e altre che si vedono con le orecchie.

“Le orecchie bianche”, così ci chiamavano i grandi. E in nostra presenza il loro parlare diventava sussurro; dalle loro bocche venivano fuori parole tagliate, era allora che i suoni mi entravano dagli occhi.

I volti dei grandi cambiavano timbro e tonalità. Bassi, grevi e tirati. Sui volti, nei gesti sentivo le parole srotolarsi. A volte, lo facevano velocemente. Facevano capriole e salti sulla lingua, ma i denti le tagliavano e io leggevo parole spezzettate che cercavo di ricomporre nella mia testa.

Così accadde che una sera, in auto con i miei, riuscii a ricucire una di quelle parole che sentii con gli occhi: litigio. I miei genitori avevano litigato e potevo sentirlo dalla tensione che venne a star con noi nell’abitacolo dell’automobile per tutto il tragitto.

La sera raccontai a Donna Orologia ciò che avevo sentito. Lei spostò gli occhi e poi divennero tutti bianchi. Due sfere chiare e grandi e dentro quelle vidi tutte le altre parole che non ero riuscita a ricucire e provai un senso di colpa immenso. Avevano litigato per causa mia, ma non ne conoscevo ancora il motivo. Cercai di addormentarmi, ma non mi riuscì. Allora cercai le mie ali di Farfalla per provare a volare via lontano.

Quello fu il mio primo volo notturno.

 

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15 Responses to “Nella casa delle farfalle 9”

  1. keypaxx Says:

    Molto metafisico questo racconto.
    Mi piace la umanizzazione del tempo e la scelta di renderlo femminile (quando, in fondo, sia tempo che orologio sono maschili); mi hai fatto tornare a mente un film (Dogma) con Alanis Morissette dove la cantante assume il ruolo di Dio. Un Dio quindi, forse per la prima volta, femminile.
    Un sorriso per un felice inizio di maggio a te.
    ^___^

  2. tu non puoi avere sensi di colpa tu sei buona tanto da possedere ali di farfalla bellissime e grandi come grande è il tuo cuore!

    • fantasia972 Says:

      🙂 Monì questo davvero non lo so, insomma non so se davvero posso avere ali di farfalla eccecc…. se le paragoniamo alla fantasia galoppante questo sì! 🙂 E comunque nessun senso di colpa, almeno non per quello narrato nel racconto dove sto solo provando a dar voce ai pensieri di un bimbo che vive nella sua testolina e da lì guarda al mondo e cerca di comprenderlo. un abbraccio, amica mia

  3. brumbru Says:

    Quando si litiga… la colpa è sempre di chi lo fa. La colpa è sempre del loro non venirsi incontro, del non chiarirsi. Mai di un accadimento specifico… figuriamoci se può esser colpa di un figlio. Avrebbero litigato anche per il tubetto del dentifricio….

    • fantasia972 Says:

      Certo che sì! la colpa non può esser di un figlio, ma un bimbo “elabora” a modo suo le cose…. A chi non è mai capitato da piccino di fantasticare sulla propria origine? Intendo dire che è molto frequente per i bimbi pensare, immaginare di esser stato adottato…. questo per fare un esempio. 🙂
      (riminiscenze dei miei vecchi studi… psicologia dellìetà evolutiva)

  4. ciao meraviglia ti auguro un bellissimo fine settimana:)
    un bacione

  5. e quando pensi di fare un bel volo diurno?
    smuackkk
    moni

  6. fantasia972 Says:

    @Monì
    Sono qui! 🙂
    fatto un po’ di cosette e ieri ho pure ripreso a correre!!!
    @Brum
    se la tua iattura mi colpisce e casco davvero saranno c…i tuoi! 😛


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